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Uomo con demenza seduto su una panchina con sua moglie

10. settembre 2025

Eutanasia e suicidio assistito: questioni specifiche legate alla demenza (26 agosto 2025)


La regolamentazione dell’eutanasia e del suicidio assistito solleva spesso controversi dibattiti pubblici. Questa presa di posizione di Alzheimer Svizzera intende portare nella discussione le preoccupazioni e gli interessi delle persone affette da demenza e dei loro familiari. Lo scopo è anche quello di incoraggiare una discussione più differenziata, che tenga conto delle esperienze di persone che affrontano una demenza.

La demenza non crea per forza «sofferenze insopportabili»: anche con la malattia è possibile avere una buona qualità di vita. Le opzioni terapeutiche psicosociali e le cure palliative possono per esempio avere un'influenza positiva sulla qualità di vita dei pazienti affetti da demenza durante tutto il decorso della malattia. 

Tuttavia, Alzheimer Svizzera rispetta anche la decisione autodeterminata di una persona affetta da demenza di voler morire o di scegliere la via del suicidio assistito. La persona malata e i suoi cari vanno sostenuti in questa decisione nel miglior modo possibile. Il contesto di questo desiderio deve però essere preso in seria considerazione e analizzato. Ciò vale in particolare per le situazioni in cui la nostra società ha una responsabilità socio-etica, come nei casi in cui una persona affetta da demenza sente di voler porre fine alla propria vita a causa della solitudine, della depressione, delle aspettative sociali e/o di atteggiamenti non favorevoli alla terza età. 

1. La demenza tra dignità, autodeterminazione e protezione

La maggior parte delle persone prima di morire vuole trascorrere gli ultimi anni «in modo dignitoso e autodeterminato, con un supporto adeguato e se possibile senza paure e dolori».[1] Per poter vivere con dignità in caso di malattia bisogna ricevere il supporto, l'assistenza e le cure necessarie. Allo stesso modo, si può agire secondo i principi dell’autodeterminazione solo se si è in grado di utilizzare le opzioni di supporto disponibili a propria discrezione. Secondo il Tribunale federale ciò include anche il diritto di «scegliere la forma e il momento della propria morte».[2] Questa è la base della regolamentazione relativamente liberale riguardante l’eutanasia e il suicidio assistito in Svizzera.

Con la crescente vulnerabilità dovuta alla demenza, il bisogno di protezione, insieme al diritto alla dignità e all’autodeterminazione, diventa sempre più importante: «Nel rapporto medico-paziente, soprattutto nelle cure palliative e nelle decisioni sul fine vita, l’aspetto della cura non va mai ignorato in favore dell’autonomia del paziente. Piuttosto, il paziente dovrebbe essere percepito in modo olistico come una persona con i suoi desideri, i suoi bisogni, le sue difficoltà e le sue sofferenze.»[3]   Questo dovere di protezione giustifica anche i limiti legali posti all’eutanasia e al suicidio assistito al di là del contesto medico (si veda una breve panoramica del quadro giuridico nell'appendice).

2. La capacità di intendere e volere come prerequisito per il suicidio assistito

Oggi le persone capaci di intendere e volere possono anticipare nel loro testamento biologico le decisioni di fine vita nel caso in cui perdano la capacità di giudizio (eutanasia passiva e attiva indiretta). Il suicidio assistito, invece, è consentito solo finché la persona è in grado di intendere e volere e di compiere da sola l'atto di morte. Le linee guida medico-etiche dell’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche richiedono anche che la persona non desideri più continuare a vivere a causa di sofferenze insopportabili; tuttavia, il Tribunale federale ha stabilito nel 2024 che tale requisito richiederebbe una base giuridica formale per essere legalmente vincolante (vedi Appendice, punto 2). 

Questo regolamento ha conseguenze drastiche per le persone affette da demenza. La volontà di suicidarsi spesso si manifesta come reazione depressiva nella prima fase di presa di coscienza della malattia. Spesso una simile decisione si basa su un’immagine unilaterale della vita con la malattia, caratterizzata da sofferenza e dipendenza. Una simile visione non prende però in considerazione ciò che l’assistenza e le cure possono fare di positivo in una malattia cronicamente progressiva come la demenza. Spesso il suicidio assistito riguarderebbe dunque solo una fase successiva della malattia. A questo punto non può però più essere attuato perché la persona non ha più la capacità di discernimento. Ciò mette sotto pressione le persone affette affinché prendano una decisione in anticipo, mentre sono ancora in grado di intendere e volere, senza sapere come si svilupperà la vita con la demenza. Si trovano quindi di fronte al dilemma di dover decidersi «troppo presto», quando sono ancora in condizioni di salute cognitiva relativamente buone, o di trovarsi ad aspettare e di arrivare «troppo tardi», quando la malattia è già progredita e la capacità di intendere e volere non è più presente. 


3. Nuovi sviluppi e quesiti

Nuovi approcci e metodi vengono costantemente utilizzati per trovare risposte a questi quesiti esistenziali, il che significa che l’equilibrio tra autodeterminazione e protezione dev’essere rivalutato anche nel dibattito pubblico. Qui di seguito viene presentata una breve panoramica dei dibattiti rilevanti per le persone affette da demenza. 

3.1. Suicidio assistito senza controllo (medico)

Il suicidio assistito con l’assistenza di un’organizzazione professionale viene di solito effettuato assumendo una dose letale di un farmaco (spesso pentobarbital di sodio). Questi farmaci sono generalmente soggetti alla legge sugli agenti terapeutici e/o alla legge sugli stupefacenti e devono essere prescritti da un medico dopo una visita. 

Questo controllo medico è talvolta criticato perché «medicalizza» troppo il suicidio assistito. Per alcune organizzazioni ed esponenti, qualsiasi forma di controllo è addirittura fondamentalmente incompatibile con il diritto all'autodeterminazione; secondo loro, ogni persona ha il diritto di porre fine alla propria vita in modo autodeterminato, il più indolore e dignitoso possibile. A tal fine, si stanno sviluppando e diffondendo metodi e mezzi di suicidio assistito che non siano soggetti a controllo (per esempio l'uso dell'elio). 

La «capsula per morire» utilizzata per la prima volta in Svizzera nel 2024, ne è un esempio ben noto grazie all’enorme risonanza mediatica che c’è stata. La magistratura dovrà chiarire quale sia il quadro giuridico da applicare e se quello attuale possa garantire un controllo sufficiente. [1] A seconda dell'esito, sarà necessario chiarire politicamente se tali metodi debbano essere liberamente disponibili o meno e se il suicidio assistito debba essere regolamentato in modo più esplicito. 

3.2. Suicidio assistito per persone incapaci di intendere e volere

In alcuni Paesi, l’autorizzazione al suicidio assistito (e in alcuni casi all’eutanasia attiva) è stata estesa alle persone prive di capacità di intendere e di volere, cosa che ha creato discussioni anche in Svizzera. Nei Paesi Bassi, per esempio, dal 2001 le persone affette da demenza possono stabilire nel loro testamento biologico che venga avviato un suicidio assistito o un’eutanasia attiva se sono incapaci di discernimento, le loro condizioni sono disperate e le loro sofferenze insopportabili.[1] In Austria, dal 2022, il suicidio assistito può essere registrato in un «decreto di morte», valido di volta in volta per un anno[2]; regolamenti simili in Belgio (dal 2002) e in Lussemburgo (dal 2009) prevedono un periodo di validità di 5 anni[3]; il regolamento della provincia canadese del Quebec, entrato in vigore nell'ottobre 2024, non ha limiti di tempo.[4] Questa estensione libera le persone affette da demenza dalla pressione di doversi suicidare quando sono ancora in grado di intendere e volere (e quindi quando di solito è «troppo presto»). Al contempo, solleva questioni che non sempre trovano risposta. 

  • Criteri per l'avvio del processo di morte: se il testamento biologico potesse prevedere il suicidio assistito in assenza della capacità di intendere e volere, dovrebbe anche specificare il momento esatto in cui la morte dovrebbe sopraggiungere nel caso di una malattia progressiva come la demenza. Si potrebbero fissare criteri relativi a malattie o complicazioni fisiche o di tipo comportamentale, come nel caso in cui la persona non voglia più mangiare o bere o non «riconosca» più i propri cari a causa della demenza. Questi criteri sono tuttavia altamente soggettivi e aperti all’interpretazione: il rifiuto di cibo o bevande può avere molte cause diverse, non correlate al desiderio di morire, e il «riconoscimento» del parente più prossimo diventa sempre più sottile con il progredire della malattia. Quanto più ampio è il margine di interpretazione, tanto maggiore è l’onere per coloro che circondano la persona malata e che devono decidere per suo conto, e tanto maggiore è anche il rischio di manipolazione e abuso.
     
  • Determinazione della volontà dell'interessato: per le persone incapaci di intendere e volere, si devono prevedere incongruenze tra le attuali espressioni di volontà della persona malata e quelle espresse in precedenza. Le espressioni di volontà nelle fasi più avanzate della demenza sono infatti spesso non verbali (per esempio l’atto di rifiutare il cibo offerto) e raramente possono essere comprese chiaramente, anche con un'ottima conoscenza della persona. Come possono decidere i familiari e i professionisti se le condizioni per il suicidio assistito descritte nel testamento biologico sono soddisfatte, se la persona non sembra essere pronta a porre fine alla propria vita (se per esempio mangia volentieri, beve volentieri, gradisce visibilmente la compagnia degli altri)? Determinare la «presunta volontà» della persona non solo è difficile o addirittura impossibile, ma è anche un grosso onere per i familiari e gli operatori sanitari. 

3.3. Sviluppi digitali-tecnologici

In risposta ai problemi sopra descritti, si stanno ora discutendo anche approcci basati sulla tecnologia digitale. L’idea è di un impianto di interruttori, che deve essere disattivato regolarmente dalla persona e che porta alla morte se non lo si fa, ha attirato l'attenzione dei media. L’avvio del processo di morte si baserebbe quindi sull’omissione di certi comportamenti e non su un'espressione della volontà di morire. Ciò si basa sul presupposto che una persona che non è più in grado di riconoscere e classificare il segnale della richiesta di disattivazione si trova in una situazione in cui non considera più la vita degna di essere vissuta.. Un’ipotesi non sostenibile poiché troppo semplicistica. Inoltre, sarebbe necessario chiarire se la persona che desidera morire sia effettivamente ancora in grado di controllare un dispositivo simile. Ci si chiede infine se gli elevati requisiti di sicurezza, essenziali per evitare «incidenti» e usi impropri, possano essere soddisfatti da un punto di vista tecnico.

3.4. Regolamentazione del suicidio assistito

Secondo il Consiglio federale, la regolamentazione statale delle organizzazioni che praticano il suicidio assistito porterebbe a una (indesiderabile) corresponsabilità dello stato e alla legittimazione del suicidio assistito. Esso ritiene infatti che non sia necessaria una maggiore regolamentazione degli obblighi di supervisione e di diligenza delle organizzazioni che praticano il suicidio assistito, soprattutto perché già oggi è possibile monitorare l'esistenza di motivazioni egoistiche e finanziarie e intervenire contro gli abusi finanziari.[1] Il dibattito su questo tema è tutt’altro che concluso; le posizioni vanno dal mantenimento dello status quo all’abolizione di ogni regolamentazione, fino ad arrivare al divieto del suicidio assistito. Tuttavia, i Cantoni stanno sempre più regolamentando le condizioni per l’autorizzazione al suicidio assistito negli istituti di assistenza a lungo termine. Questo a sua volta porta a un mosaico di soluzioni che è ripetutamente oggetto di dibattito politico.

4. Parametri di riferimento per il dibattito pubblico

Se una persona affetta da demenza decide di porre fine alla propria vita in modo autodeterminato e libero da influenze esterne, ciò non può che essere rispettato. In alternativa, però, deve essere anche possibile garantire che le persone continuino a vivere in modo dignitoso in ogni fase della loro malattia attraverso un’assistenza sufficiente, appropriata e accessibile, attraverso servizi infermieristici e a domicilio, attraverso la partecipazione sociale e attraverso cure palliative complete. 

Troppo spesso nella nostra società una vita degna di essere vissuta è equiparata al «funzionamento» di corpo, mente e psiche. Termini come «sovrainvecchiamento» suggeriscono che una persona di una certa età è percepita solo come un problema o un fattore di costo. Se a questo si aggiunge una demenza, molte delle persone affette possono avere l’impressione di diventare un peso per i loro familiari e, in ultima analisi, anche per la società. Tuttavia, non deve accadere che le persone affette da demenza decidano di porre fine alla loro vita solo per mancanza di sostegno o di apprezzamento.

Su questa base, e dopo aver consultato il gruppo di lavoro Impulso Alzheimer, Alzheimer Svizzera ha stabilito la seguente serie di valori chiave nel dibattito sul suicidio assistito. 

a. L’autodeterminazione delle persone affette da demenza va salvaguardata fino alla fine della loro vita attraverso una valutazione differenziata della loro capacità di discernimento e di partecipazione: la capacità di intendere e volere dei malati va chiarita con attenzione e in relazione alle specifiche decisioni da prendere, anche a uno stadio avanzato della malattia. Se viene accertata l’incapacità di discernimento, le persone affette da demenza devono comunque essere coinvolte nel processo decisionale per quanto possibile, anche con dichiarazioni non verbali se la comunicazione verbale è difficile.[1]  Gli operatori sanitari e i rappresentanti o le persone di fiducia devono rispettare le volontà della persona incapace di intendere e volere espresse nel testamento biologico, ma allo stesso tempo non devono negarle la possibilità di modificare le proprie volontà. Alla luce di questi requisiti complessi, è necessario fornire un sostegno adeguato ai professionisti interessati (formazione continua, intervisioni, supervisioni, ecc.).

b. Le persone affette da demenza devono poter prendere le loro decisioni senza subire pressioni esterne: il fine vita deve poter essere discusso con i propri cari e con dei professionisti. Tuttavia, ogni decisione va presa dalla persona stessa e non sotto pressione esterna (anche sociale). Il coinvolgimento di specialisti esterni fornisce infatti un livello minimo di protezione indispensabile per garantire ciò. Oggi questo compito spetta principalmente alla professione medica; sarebbe opportuno prendere in considerazione il coinvolgimento interdisciplinare (diretto o indiretto) di specialisti dei settori della psicologia, dell’etica o del diritto che abbiano le necessarie competenze specifiche in materia di demenza. 

c. Condizioni quadro adeguate consentono alle persone affette da demenza di prendere decisioni reali anche nelle fasi avanzate della malattia: nonostante il tempo limitato a disposizione e la carenza di personale, le conversazioni con le persone affette da demenza sulla morte e sull’organizzazione del fine vita devono potersi svolgere in tutta tranquillità. In particolare, i colloqui devono svolgersi in un ambiente familiare e tranquillo, con tempo sufficiente a disposizione e devono poter essere rimandati o annullati in qualsiasi momento a seconda dello stato d'animo della persona in quel giorno. È essenziale che vi sia un numero sufficiente di specialisti competenti a disposizione. 

d. L’assistenza offerta deve rispondere alle esigenze delle persone affette da demenza e adattarsi al decorso della malattia: una pianificazione olistica del futuro in tutte le fasi della malattia può migliorare efficacemente la qualità di vita. Le persone affette da demenza devono poter esprimere le proprie idee, preoccupazioni e paure fin dal momento della diagnosi e per tutto il decorso della malattia. I familiari e le persone care vanno coinvolti. L'obiettivo deve essere quello di conoscere le opzioni di supporto esistenti in ogni fase della malattia e di utilizzarle secondo i desideri della persona. 

e. La prevenzione del suicidio specifica per le demenze è in fase di sviluppo e implementazione: esprimendo un desiderio di morire, una persona può semplicemente voler comunicare che è interiormente pronta a morire. Dev’essere possibile parlarne apertamente durante la consulenza. Allo stesso tempo, dovrebbe essere sviluppata una strategia di prevenzione specifica per le demenze sulla base degli approcci esistenti per la prevenzione del suicidio in età avanzata. In particolare, le persone (specializzate) che operano nell’ambiente della demenza dovrebbero essere sensibilizzate su questo tema e ricevere una formazione ulteriore. È inoltre importante affrontare l’immagine socialmente negativa della vita creata da una malattia come la demenza e dare più spazio alle esperienze reali delle persone affette. 

f. La ricerca sulle questioni specifiche della demenza alla fine della vita va ampliata e deve basarsi sulle esperienze delle persone affette da demenza e dei loro familiari: data la natura complessa ed eticamente impegnativa del tema, il dibattito pubblico deve poter fare riferimento a basi scientificamente solide. Occorre pertanto promuovere progetti di ricerca su questioni specifiche della demenza nel fine vita che coinvolgano le persone affette da demenza al di là delle fasi iniziali della malattia. Inoltre, i risultati devono essere elaborati in modo da poter essere integrati nel dibattito pubblico. 

g. Regolamentazione legale del suicidio assistito: sebbene l'attuale regolamentazione del suicidio assistito per le persone affette da demenza sia problematica, la sua estensione nel senso dell'autorizzazione per le persone prive di capacità di intendere e di volere solleva questioni serie e irrisolte. 

 


[1] Questo aspetto è sottolineato anche dalle linee guida dell’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche: «Nel caso di pazienti con alterazione della capacità di discernimento, è necessario determinare quali abilità parziali siano presenti e come queste possano essere prese in considerazione nel processo decisionale. Anche un paziente non capace di intendere e di volere ha il diritto di partecipare, per quanto possibile, al processo decisionale.» Come affrontare la fine della vita e la morte. Linee guida dell’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (SAMW), Berna, maggio 2022, p. 10.
 


[1] Eutanasia e cure palliative: è necessaria una legislazione federale? Rapporto del Consiglio federale, Berna, aprile 2006: Eutanasia


[1]https://www.dgpalliativmedizin.de/images/stories/pdf/euthanasie.pdf

[2]ris.bka.gv.at/geltendefassung.wxe

[3] Belgio: www.health.belgium.be/sites/default/files/uploads/fields/fpshealth_theme_file/loi20020528mb_frnl.pdf; Luxemburg: legilux.public.lu/eli/etat/leg/loi/2009/03/16/n2/jo

[4]www.quebec.ca/en/health/health-system-and-services/end-of-life-care/medical-aid-in-dying/advance-request-medical-aid-dying

 


[1] Questo metodo di suicidio è basato su una capsula in cui il contenuto di ossigeno si abbassa progressivamente finché, grazie all’apporto di azoto, la persona non muore. Prodotta con stampa 3D, la capsula non utilizza alcun prodotto terapeutico nella sua forma attuale (anche se ciò potrebbe cambiare). La sua qualifica di dispositivo medico ai sensi della Legge federale sui medicinali e i dispositivi medici (LATer, RS 812.21) o la sua eventuale subordinazione alla Legge federale sulla sicurezza dei prodotti (LSPro, RS 930.11) o alla Legge sui prodotti chimici (LPChim; RS 813.1) non erano ancora state chiarite al momento dell’adozione del presente documento. La questione potrebbe ancora cambiare in base all'ulteriore sviluppo della capsula. 


[1] Come risultato del Programma nazionale di ricerca dedicato alla fase finale della vita (PNR 67) citato nel postulato 18.3384 della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (motivazione).

[2] Tribunale federale 133 I 58, E. 3.2.

[3] Regina E. Aebi-Müller, Universität Luzern, Luca Oberholzer, BLaw, Universität Luzern, Rechtsfragen der Palliative Care. Luzern, 1. Auflage Oktober 2019, Ziff. 12, S. 7.

 

Appendice: breve panoramica del quadro giuridico e delle varie opzioni in Svizzera

1. Tramite dichiarazione di intenti o disposizioni personali: eutanasia assistita passiva, eutanasia assistita attiva indiretta e digiuno eutanasico

Le persone affette da demenza che sono in grado di intendere e volere possono dichiarare nel testamento biologico le loro idee, i loro valori e i loro desideri per il fine vita non solo nel presente, esprimendo direttamente la loro volontà, ma anche nel futuro. Possono decidere in anticipo che in determinate condizioni:

  • non vengano adottate misure mediche di prolungamento della vita o che vengano annullate (eutanasia passiva);
  • per alleviare le sofferenze si utilizzino farmaci i cui effetti collaterali possono eventualmente abbreviare la vita (eutanasia attiva indiretta);
  • si rinunci all’assunzione artificiale di cibo e liquidi (digiuno eutanasico).

In queste forme di eutanasia (con l'eccezione del digiuno eutanasico), lo stato di salute fisica è decisivo; i sintomi psicologici e cognitivi non giocano un ruolo diretto.

2. Tramite un’espressione di volontà da parte di una persona capace di intendere e volere: il suicidio assistito

Il suicidio assistito è lecito se non viene effettuato per motivi egoistici e se l’atto che pone fine alla vita viene compiuto senza influenze esterne (la persona deve essere responsabile dell’atto). 

Il suicidio assistito non può essere previsto nel testamento biologico per il periodo successivo all’incapacità di discernimento del paziente. Questo perché la decisione di suicidarsi dev’essere presa dalla persona quando è ancora capace e in grado di informarsi; la capacità di intendere e volere dev’essere verificata tempestivamente e/o bisogna poter escludere l'incapacità. 

Le linee guida dell’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM) specificano che la decisione di suicidarsi dev’essere ben ponderata e senza pressioni esterne e considerata come permanente. La persona deve anche essere informata sulle opzioni alternative, come le opzioni di trattamento per la depressione o gli approcci di trattamento palliativo. Inoltre, devono essere presenti gravi sintomi di malattia e/o limitazioni funzionali che sono causa di sofferenze insopportabili.[1] Tuttavia, quest’ultima condizione non è regolamentata dalla legge, motivo per cui il Tribunale federale ha concluso nel 2024 che il suicidio assistito di una persona senza gravi sintomi di malattia non è punibile penalmente a causa della mancanza di una base giuridica formale.[2] 

3. Non consentita: eutanasia attiva

In Svizzera, l’uccisione di un’altra persona è vietata dal diritto penale, anche se serve ad alleviare le sue sofferenze («uccisione su richiesta»). Il criterio centrale per distinguere tra suicidio assistito condizionalmente autorizzato e uccisione non autorizzata da parte di terzi è la paternità dell'atto: la persona stessa deve compiere l'azione che la porta alla morte (ad esempio, ingerire la sostanza). Se ciò non è possibile a causa di disabilità legate alla malattia, non si tratta più di suicidio assistito ma di eutanasia attiva. Il desiderio di eutanasia attiva non può essere soddisfatto anche se è stato esplicitato in determinate condizioni all’interno di una dichiarazione di volontà, in un testamento biologico o in un mandato precauzionale. 

 


[1] Come affrontare il fine vita e la morte. Linee guida dell’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (SAMW), Berna, maggio 2022, p. 26 e 27.

[2] Tribunale federale 6B_393/2023 del 13 marzo 2024. EXIT, l’organizzazione per il suicidio assistito formula le condizioni nel suo statuto come segue. «Art. 2: possibilità di un suicidio assistito in caso di malattia mortale, dolori soggettivamente intollerabili o menomazioni insostenibili, e in generale in caso di dolori durante la vecchiaia o a essa dovuti; tenendo conto in questo contesto anche degli aspetti psicosociali;  (...)».

Alzheimer Svizzera
Gurtengasse 3
3011 Berna
www.alzheimer-svizzera.ch

è un’associazione senza scopo di lucro con più di 10 000 membri e circa 130 000 sostenitori. L’organizzazione è rappresentata da una sezione in ogni cantone. Da oltre 30 anni Alzheimer Svizzera sostiene con professionalità le persone affette da demenza, i loro familiari e il personale addetto alle cure e all’assistenza.

Buono a sapersi

«Demenza» ha spesso un’accezione negativa nel linguaggio colloquiale e viene erroneamente collegata alla pazzia. Il termine è tuttavia utilizzato dall’OMS nel suo sistema di classificazione delle malattie a scopo diagnostico e raggruppa diverse malattie cerebrali che si manifestano con sintomi simili (tra cui perdita della memoria e dell’orientamento). La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più comune. Altre forme sono, per esempio, la demenza vascolare, la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy. Come sinonimo di demenza viene utilizzata anche l’espressione «disturbi neurocognitivi».