«Avrei voluto invecchiare insieme a te», confessò Christian Inniger a sua moglie Franziska subito dopo la diagnosi, mentre si trovavano insieme nella sala della clinica della memoria di Berna. La frase gli uscì spontanea, racconta Christian Inniger più di due anni dopo durante l’intervista con auguste. Prima del nostro colloquio, ha preso appunti e si è riposato per essere in forma e vigile. Fino alla fine aveva sperato che i sintomi fossero legati a un burnout. Poi però il medico gli comunicò la diagnosi, in modo empatico, come sottolinea Christian.


Prima vi erano stati diversi accertamenti, fra i quali anche un esame del liquido cerebrospinale che aveva rafforzato i sospetti che si potesse trattare di Alzheimer. Anche se la diagnosi non era giunta inaspettata, all’inizio fu «uno shock», racconta Franziska Inniger. Perché rappresentava una «certezza». «Chris, a 56 anni, ha l’Alzheimer.» Chris è una delle 8000 persone in Svizzera che si sono ammalate di Alzheimer o di un’altra forma di demenza in giovane età, prima di andare in pensione.


Una fine alla tensione

Franziska aveva mille domande in testa: come avrebbero fatto dal punto di vista lavorativo e finanziario? Come sarebbe stata la loro vita? Nei giorni seguenti entrambi si accorsero però che la tensione era sparita. Finalmente esisteva una spiegazione agli strani vuoti di memoria di Christian. Più volte gli era capitato di tornare a casa perché aveva dimenticato il portafoglio, il cellulare, la giacca o le chiavi. Adesso era chiaro perché non si ricordava più le regole di un certo gioco o il funzionamento del forno a microonde. Nel suo lavoro presso un’azienda di integrazione lavorativa, dove era responsabile della contabilità, faceva fatica a concentrarsi e faceva errori.


Di sera tornava distrutto e si addormentava prima di cena. Era frustrato e nervoso. C’erano anche dei litigi. Sua moglie aggiunge: «Non ci era mai successo in passato di litigare così.» A un certo punto a Franziska venne in mente che forse Christian era affetto da demenza. Come direttrice di una casa di cura conosceva la malattia. La coppia pensò anche a un amico che aveva avuto l’Alzheimer da giovane e che dopo dieci anni era morto. Fu Christian a proporre di recarsi in una clinica della memoria. Il medico di famiglia organizzò la visita.


Come «l’accensione di un interruttore»

Franziska spiega che le diagnosi «accese un interruttore». A partire da quel momento si adattarono, presero decisioni importanti e trovarono il modo di affrontare la situazione. Quando Christian Inniger abbandonò il lavoro alla fine del 2022, si liberò di una grande quantità di stress. Ciò ebbe un effetto positivo anche sulla sua salute. Poiché la coppia non ha mai vissuto secondo una divisione tradizionale dei ruoli, l’autostima di Christian Inniger non dipende solo dal suo lavoro.

 

«Non è ciò che ci auguravamo 

ma anche così si può trovare 

un buon equilibrio.»


Per questo si trova bene a casa, mentre la moglie continua a essere impegnata professionalmente. Ciò che Christian deve sapere è segnato su bigliettini sparsi in cucina, sempre nello stesso punto. Franziska rimane in stand by, nel caso lui avesse bisogno di aiuto. «Se per una volta il frigo rimane aperto, non è la fine del mondo.» Christian porta a spasso il cane dei suoceri con un orologio digitale dotato di GPS e continua a partecipare alla vita del villaggio, situato tra Berna e Thun. Svolge inoltre attività di volontariato nella parrocchia, dove si occupa, tra l’altro, dell’organizzazione di escursioni. Tutti sanno della malattia, perciò quando prepara un’escursione riceve sostegno.


Godersi la vita

Anche i vicini di casa e i figli ormai adulti si rendono utili, offrendo un valido aiuto. «Siamo fortunati», esclamano Christian e Franziska. Una volta al mese, Christian partecipa a un gruppo di dialogo per giovani malati organizzato da Alzheimer Svizzera, un’esperienza molto positiva. Fa inoltre parte del gruppo di lavoro Impulso Alzheimer, cosa che lo fa sentire utile e apprezzato. La coppia non sa come la malattia evolverà. Al momento un farmaco antidemenza sta fornendo una certa stabilità. Un giorno potrebbe però rendersi necessaria un’assistenza diurna, visto che Franziska potrebbe presto non riuscire più a gestire tutto da sola. 


Al momento si godono la vita. Per l’autunno è previsto un viaggio in camper attraverso gli USA con il figlio. La vita con l’Alzheimer: «Non è ciò che ci auguravamo», dicono entrambi, «ma anche così si può trovare un buon equilibrio.» Per dimostrarlo si sono già lasciati intervistare da un quotidiano. Ci vuole coraggio. Oggigiorno ci sono infatti ancora tante persone che associano la malattia a immagini solo negative. Se ne accorgono quando vedono le reazioni degli altri. «Vogliamo dare il nostro contributo per aumentare la consapevolezza e dare speranza a chi è malato.»