Mio marito non mi riconosce più. O forse sì? A volte sembra che sappia chi sono per un momento, altre volte no. Come si fa a convivere con la consapevolezza che il proprio partner sta gradualmente scomparendo?
 

Un altro argomento tabù è il fatto che le persone affette da demenza non riconoscono più i loro cari come tali. Tante volte mi è stato chiesto come mi senta in quelle occasioni. 

Per molti familiari curanti è una questione di dignità. Per me non è un problema, perché mi sento amata in ogni caso. 

A questo proposito, un estratto del mio libro, pagina 66 (‘Parole del mese’): ieri, prima di andare a dormire, Alex mi ha chiesto di nuovo il mio nome. Gli ho risposto che mi chiamo Rebekka. Alex: No, dillo giusto. Io: Regina Elisabetta. Alex: No. Io: Doris Leuthard. Neanche questo vuole accettare. Io: Susi. Alex: Sì! Giusto: sei la mia Susi. Oggi, su una panchina con vista nella Foresta Nera, racconto a nostra figlia Annette questo divertente episodio in presenza di Alex. E lui dice ad Annette: sta proprio invecchiando. Ci ha messo tantissimo a ricordarsi come si chiama.

Nella sezione ‘Parole del mese’ del mio libro riassumo frasi divertenti o emozionanti pronunciate da Alex che durante gli anni a più riprese mi sono segnata.  Un altro esempio che mi descrive bene. Sto lavorando alla scrivania e Alex entra in ufficio: è già da un po’ che volevo dirti che questo è l’ufficio di Susi.  

Un’altra volta mi impedisce di mettermi a letto perché il letto è di suo fratello Max (già morto), che sta per arrivare. 

Situazioni simili mi permettono di continuare a svolgere qualche lavoro urgente in ufficio. Quando, poco dopo, chiedo se Max è arrivato, Alex non vede l’ora che mi metta a letto con lui. 

Umorismo in ogni situazione: è un aspetto importante per me.