«Osservo sempre i ‹miei› 14 ospiti», assicura Kdysty Haile, «lo considero uno degli aspetti fondamentali del mio lavoro. In fin dei conti, sono un aiuto infermiera e passo la maggior parte del tempo con loro». Sono cinque anni che la Haile lavora nella casa di cura «Drei Tannen» di Wald, uno dei tre istituti che hanno preso parte allo studio sul dolore. Conosce bene gli ospiti del reparto demenza e dice che ognuno di loro ha la propria personalità, la propria storia, e che instaurare un rapporto umano con loro aiuta a riconoscere meglio il dolore.
Sulle tracce del dolor
Risultati promettenti
«In tutti e tre gli istituti di cura gli attacchi di dolore si sono più che dimezzati», riferisce la responsabile dello studio, la Prof. Andrea L. Koppitz dell’Università di scienze applicate di Zurigo. Inoltre, i periodi senza dolore si sono allungati.
Un altro aspetto importante, secondo la Koppitz, è che in termini di capacità di valutare il dolore nelle persone affette da demenza non si sono osservate differenze tra il personale curante con o senza istruzione universitaria. Ciò dimostra quanto sia importante il ruolo del personale non specializzato. In presenza di una sofferenza non fisica, assume un certo peso anche la conoscenza delle preferenze di ogni ospite da parte dell’aiuto infermiera: a volte può dare sollievo ascoltare la propria musica preferita o fare una semplice passeggiata. Le osservazioni del personale non specializzato aiutano a intervenire al momento giusto e nel modo opportuno anche a livello farmacologico.
Un prezioso empowerment
Per Kdysty Haile è un’ottima cosa che il suo istituto abbia partecipato allo studio. Viste le esperienze positive, la casa di cura continuerà ad applicare le buone pratiche apprese. «Personalmente tutto questo mi ha incoraggiato», spiega la Haile, che ha anche dato il suo apporto in termini di conoscenze ed esperienze ai colloqui di coaching. Ora che lo studio è terminato, però, è molto sollevata di non dover più compilare minuziosi formulari. Le crediamo sulla parola quando afferma: «Sono contenta quando, anche grazie ai miei due occhi, è possibile risparmiare anche un solo attimo di dolore ai ‹miei› ospiti».
* Nome cambiato



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