«Sentivo che qualcosa non andava. Piccole incertezze, dimenticanze, quesiti vari. La rivelazione è arrivata in seguito a una conversazione con il mio superiore, che il giorno dopo già non ricordavo più. A 55 anni mi è stato diagnosticato l'Alzheimer. Uno shock.
La mia famiglia e l'allenamento settimanale di karate sono i pilastri fondamentali che mi aiutano a mantenere in forma la mente. Ho iniziato ad allenarmi prima dei vent'anni e presto ho ottenuto la mia prima cintura nera (1° dan). Dopo una lunga pausa e la nascita dei figli, sono tornata al karate. Il mio obiettivo: ottenere il 2° dan. Durante la preparazione, però, sono emerse chiaramente le mie difficoltà. Molte sequenze nel karate sono simili tra loro; è facile commettere errori. A me capitava sempre più spesso di sbagliare e l'esame appariva lontano.
Sono però stata fortunata: al mio fianco avevo un'amica che mi ha sostenuta imparando a memoria tutto il mio programma d'esame. Alla fine ho comunicato apertamente le difficoltà dovute alla malattia e, con mia grande gioia, ho superato l'esame con un buon risultato. Non farò altri esami. Il karate rimarrà però sempre parte di me: tiene in forma la mia mente e mi dà sicurezza. Mi piacciono ancora i kihon e i kata, ma il combattimento ora è troppo veloce e preferisco solo allenarmi.
La famiglia per me è tutto. Mi sostiene e mi aiuta anche ad accettare il fatto che purtroppo non sono stata scelta per l'assunzione del farmaco contro l'Alzheimer prodotto in Svizzera. Anche la mia ‹famiglia del karate› mi è vicina e mi spinge a non mollare durante l'allenamento, perfino quando le cose non vanno bene. Insieme condividiamo gioie e dolori.
Spero che i farmaci possano rallentare il decorso della malattia, per poter trascorrere altri anni con la mia famiglia. Una diagnosi precoce è difficile da accettare e ancora più difficile da affrontare. Noi però restiamo trasparenti, sperando di creare accettazione e comprensione.»


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